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Dupasquier fonda Donnalab
Pubblicato Lunedì 04 Aprile 2011 Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Aprile 2011 alle 18:12
Dallo studio risulta che:
Le donne sono più motivate
Gli intervistati hanno espresso, nel complesso, un livello elevato di soddisfazione verso il proprio lavoro: più dell’80% si dichiara “abbastanza” o “molto” soddisfatto. Se facciamo uno zoom sul gruppo dei più convinti, cioè coloro che si dichiarano MOLTO soddisfatti del proprio lavoro, il 70% dei rispondenti è rappresentato da donne e il 30% da uomini. Entrambi i gruppi dichiarano che il lavoro ha un’elevata importanza nella propria vita (il valore medio è 7 in una scala da 1 a 10). Questi risultati non variano tra persone con figli e senza figli.
Le donne fanno più fatica e gli uomini… Lo sanno!
La maggioranza delle intervistate sostiene che per una donna fare carriera sia più difficile che per un uomo. Il principale ostacolo è la maternità, come confermato da più del 90% delle donne. Lo dichiarano le mamme, che esprimono un loro vissuto, ma anche le donne senza figli che esprimono evidentemente una preoccupazione a priori. Tale consapevolezza è ben presente anche negli uomini: l’85% degli intervistati afferma che le donne sono penalizzate nella carriera dalla maternità, consapevolezza che aumenta ulteriormente tra gli uomini con figli.
Dottore e Signorina
Un altro fattore che rende difficoltosa la crescita professionale delle donne è “l’aspetto culturale”, citato dal 60% delle intervistate. Vengono segnalati, ad esempio, lo stereotipo che si manifesta in un atteggiamento di bassa legittimazione dei colleghi uomini verso le colleghe: “... In riunione io ero sempre “signorina” ed il mio praticante era “avvocato”; lo stile di leadership, che impone alle donne di assumere atteggiamenti maschili per emergere: “Se una donna è determinata e molto diretta viene subito tacciata di aggressività, la medesima condotta tenuta da un uomo, lo rende un manager preparato agli occhi dell’azienda...; la competizione in famiglia che si traduce in una contrattazione con il partner per ottenere sostegno alle proprie scelte di carriera.
Si lavora, tutti, troppo
Gli intervistati, sia uomini che donne, non sono soddisfatti del proprio work-life balance e circa il 60% dichiara che la propria azienda non possiede politiche né uno stile manageriale che favoriscano tale equilibrio. Il 73% degli uomini vorrebbe più tempo per famiglia e per lo sport (in egual misura, indipendentemente dalla presenza dei figli). Le donne vorrebbero più flessibilità, intesa come orari di lavoro modulabili e telelavoro.
Nel complesso sembra che gli uomini e le donne non si pongano nei confronti del lavoro in maniera molto diversa. Insieme ad una comune consapevolezza dell’importanza della propria realizzazione professionale, gli intervistati, indipendentemente dal genere, ambiscono ad una realizzazione personale su più dimensioni che contempli anche quelle ludiche ed affettive, all’insegna di un miglioramento della qualità della vita per tutti.

Gini Dupasquier. Dopo una laurea in economia aziendale presso l’Università Bocconi ha maturato una consolidata esperienza in primarie società di consulenza, dove l’attenzione alle risorse umane rappresenta un fattore critico di successo e il talento un requisito indispensabile da coltivare ed accrescere.


