Portale dedicato alle carriere femminili nel mondo del lavoro
No woman no parity
"In uno scenario di accelerazione, crescente interdipendenza dei sistemi economico-sociali e forte competizione globale, è fondamentale includere e valorizzare tutti i talenti disponibili, senza discriminazioni di età, di genere, di nazionalità. L’unico criterio di selezione e di valorizzazione è quello meritocratico."
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Il lavoro ideale? Consente di conciliare carriera e vita privata. E non si tratta di un'aspirazione solo al femminile. Lo dicono i risultati della ricerca di Donnalab (società di consulenza al femminile specializzata nella promozione dell’equilibrio di genere nelle imprese, www.donnalab.it) che ha individuato quali siano le caratteristiche più desiderate - da donne e uomini - in un lavoro. “Ho cercato di capire se, riguardo al lavoro, le donne abbiano aspirazioni realmente diverse dagli uomini e quanto sia corretto, dunque, considerarle come una diversity”, spiega Gini Dupasquier, fondatrice di Donnalab.
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La questione del gender pay gap potrebbe essere un falso problema. Tutti gli approfondimenti e le analisi quantitative tese ad ottenere numeri statisticamente rilevanti che testimonino la differenza di salario tra uomini e donne potrebbero essere uno spreco di energie. Che andrebbero invece focalizzate su un altro problema, quello vero e autentico. L'ultima analisi dei ricercatori dell'Osservatorio sul Diversity management della Sda Bocconi è rivelatrice e al tempo stesso spiazzante. Il differenziale retributivo c'è, è statisticamente rilevabile e numericamente accertabile. Il numero fatidico è il 5%.
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Secondo la ricerca “Lo Stato della professione dell’Architetto in Italia: i temi, la crisi, la riconfigurazione” realizzata dall’Osservatorio Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) – Cresme circa il 40% degli architetti italiani ha meno di quarant’anni e sono le donne a rappresentare sempre più la professione: nel 2010, infatti, la quota di professionisti donna tra gli architetti è arrivata a superare il 40%, un dato superiore alla media europea (intorno al 30%) e particolarmente significativo se paragonato alle altre professioni tecniche del nostro Paese.
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Nessuna buona notizia. Nonostante i dibattiti, i convegni pieni di propositi, per non dire dell'iniziativa di legge per le quote rosa, quando si tratta di misurare i numeri a disposizione il verdetto è uno solo: poche, ancora troppo poche, le donne ai vertici delle aziende. Soprattutto in quelle che contano. L'ultima indagine di Cerved Group sulle aziende con oltre 10 milioni di fatturato (circa 26 mila) parla chiaro. Nel 2010 la scalata delle donne ai vertici ha subito una battuta d'arresto.
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Secondo il rapporto 'XIII profilo dei laureati italiani', presentato il 27 maggio da Almalaurea all'Universita' di Sassari, le donne, che da tempo costituiscono oltre la metà del cielo anche all’università (nel 1991, per la prima volta in Italia, le immatricolate hanno superato i loro colleghi uomini), sono ulteriormente aumentate ed oggi (2010) rappresentano oltre il 60 per cento del complesso dei laureati.
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In Italia l’impatto della crisi sull’occupazione è stato marcato. Nel biennio 2009-2010 gli occupati sono scesi di 532 mila unità, di cui più della metà nel Mezzogiorno. Nel 2010 l’occupazione rimane stabile per le donne, ma peggiora la qualità del loro lavoro. È scesa l’occupazione qualificata, tecnica e operaia (-170 mila unità), ed è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unità). Si tratta soprattutto di italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere.
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23 maggio. Presentata la diciannovesima edizione del Rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese. In cinque capitoli il volume affronta le più recenti dinamiche in campo economico, tracciando la traiettoria di uscita dell’economia internazionale e di quella italiana dalla peggiore recessione dal secondo dopoguerra,
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Il Gruppo Terziario Donna Confcommercio e il Censis hanno realizzato "l'Osservatorio sull'evoluzione dell'imprenditoria femminile nel terziario nel 2011". Il dato più evidente è che il terziario reagisce meglio di altri settori alla crisi grazie al contributo delle donne che crescono dello 0,4%. Tra 2009 e 2010, il numero degli imprenditori attivi nel terziario cresce di quasi 5 mila unità (+0,2%), arrivando a quota 2 milioni 511mila (pari al 56,1% del totale degli imprenditori). A trainare la crescita sono soprattutto le donne.
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RCS MediaGroup ha annunciato la nomina, a partire dal 3 aprile, di Laura Donnini a Direttore Generale di RCS Libri, a diretto riporto...
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In occasione dell’8 marzo Manageritalia presenta i dati del rapporto Donna 2013 frutto dell’indagine di AstraRicerche per Camomilla Milano. Da...
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Un logo dalla grafica più morbida che evoca i concetti di inclusione, equilibrio e crescita e un sito web più ricco e aggiornato su tutto quello...
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Sono stati attribuiti all’artista austriaca Maria Lassnig e all’artista italiana Marisa Merz i Leoni d’oro alla carriera della 55. Esposizione...
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’Associazione Amici di Villa della Regina, presieduta dall’Avvocato Giulia Facchini, propone, a partire dal mese di maggio, una serie di incontri...
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Roma, 11 aprile 2013. Impatti delle riforme del lavoro e della previdenza, dati, proiezioni, scenari di riferimenti macro e micro sono stati al...
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